Ecco alcune considerazioni di Lorena Rocca (Presidente AIIG Veneto) sul seminario svoltosi a Padova il 18 e il 19 maggio 2012.

Alla fine dell’articolo si possono scaricare le presentazioni dei vari partecipanti.


La decostruzione della retorica cartografica (Farinelli, 1992) va di pari passo con l’idea del territorio come processo di antropizzazione, vale a dire come trasformazione e costruzione simbolica, materiale e funzionale dell’ambiente da parte delle comunità umane (Turco, 1988). Una geografia contemporanea può essere fenomenologica, sistemica, ecosistemica, comportamentale o critica/radicale, ma non può essere determinista ovvero considerare la natura come un fattore che condiziona e nemmeno come un oggetto da osservare e descrivere.

Da sempre disciplina ponte, connettore di saperi altri, la Geografia insegue le tracce dell’uomo sul territorio visto questo nascere dalla fecondazione della natura da parte della cultura in quel procedere circolare e processuale che chiama in causa inevitabilmente altri ambiti  disciplinari oltre a quelli citati quali ad esempio la filosofia e la psicologia.

Ma senza questo ponte non possiamo vivere. Se pensiamo, il nostro stesso procedere è geografico ogni nostra azione si svolge in quel preciso modo perché mediata da uno spazio. inoltre, sé e luogo sono reciprocamente costitutivi, non c’è luogo senza sé, né vi può essere sé senza luogo. Infine, ripercorrendo la storia delle più antiche civiltà, è difficile immaginare che non vi sia stato un qualsiasi popolo che non abbia pensato geograficamente.

Se ora vi chiedessi di pensare ad un luogo a voi particolarmente caro probabilmente riuscireste a descriverlo nei minimi particolari e dove non arrivano i ricordi altre esperienze territoriali contribuiscono a connotare quel luogo in ogni minimo suo particolare. Se ci pensate il costante riferimento alle coordinate spazio-temporali nell’esperienza  sono chiare nella nostra testa e non sono scindibili.

Veniamo dunque al focus di questa giornata: tra tutti gli intrecci possibili ed anche le sperimentazioni già attivate (penso alle collaborazioni con i colleghi di fisica, di scienze ma anche di pedagogia e psicologia) oggi vogliamo porre l’attenzione sul rapporto tra storia e geografia. Scrive Braudel “Riconosciamolo: la geografia investe con una luce rivelatrice i fili innumerevoli che si intrecciano nella complicatissima trama della vita umana”., (2002, p. 112). Per coniare il proprio concetto di “civiltà” Braudel ha avuto bisogno di raccontare il Mediterraneo. Si tratta di un’operazione storiografica che muta radicalmente la rappresentazione storica del mondo: i “fatti” non vengono ordinati verticalmente in serie cronologiche temporali, bensì disposti comparativamente in una relazione spaziale.

Per conoscere l’evoluzione storica dell’uomo non si può fare a meno della sua dimensione spaziale, per comprendere la sua dimensione spaziale non si può fare a meno della sua evoluzione storica.

Nonostante questi chiari legami tra i due ambiti il mio intervento di oggi nasce da una scelta politica che vede, nel biennio dei licei, la giustapposizione della geografia con la storia che diventa insegnamento unico per 3 ore alla settimana con una valutazione unisona.

Nel ricercare un’immagine che potesse dare il senso della sfida che questo nuovo apprendimento pone ho scelto quella di Giano Bifronte. Ricordo che Giano è colui che plasma e governa ogni cosa e presiede a tutti gli inizi, i passaggi e le soglie ma anche le nuove imprese e questa nel territorio italiano lo è.

Se osserviamo l’immagine con attenzione possiamo riconoscere due facce, quella di un giovane (che si presume rivolga il suo sguardo al futuro) e quella di un vecchio (che guarda al passato).  Giano quindi vede contemporaneamente il passato ed il futuro nel tempo che scorre attraverso le sue due facce.

Riportando l’immagine alla storia e alla geografia l’una è rivolta al passato e l’altra al futuro. Ma quest’immagine nasconde una terza faccia che non si vede perché non si può vedere è il presente e rappresenta la porta attraverso cui il passato transita nel futuro: l’insegnamento congiunto della storia e della geografia è questa terza faccia.

È chiaro che per poter dar vita ad uno sguardo davvero storico-geografico è necessario che la storia rinunci alla mera scansione cronologica e la geografia abbandoni le descrizioni regionali. Le indicazioni per i Licei danno spazio alla connessione tra le due discipline attraverso l’individuazione di temi e problemi di valore formativo. Si tratta di mediare quello che ancora oggi i manuali scolastici propongono ovvero la storia antica accostata allo studio dei paesi extraeuropei. Da qui parte la sfida: compiere delle scelte contenutistiche, tematiche e metodologiche che siano in grado di dare voce al passato, attraverso il presente con uno sguardo rivolto al futuro e quindi alle tendenze coevolutive dei territori.

Per compiere queste scelte è necessario che nel percorso di formazione degli insegnanti si preveda, da un lato, la conoscenza approfondita dell’epistemologia delle singole discipline per offrire un quadro preciso che permetta ai futuri insegnanti di cogliere e valorizzare le specificità linguistiche, metodologiche e contenutistiche della storia e della geografia, ma allo stesso tempo dia loro le competenze e la forza per organizzare il curricolo intorno a un numero circoscritto di grandi temi, intorno ai quali sviluppare le “narrazioni” transdisciplinari nella piena valorizzazione della complessità di ieri di oggi e di domani e nella comprensione multiscalare dei rapporti e dei processi attivati da una molteplicità di attori oggi sempre più culturalmente rappresentati.

Come ci ricorda Giorda (2012), il passato dei luoghi è interessante, ma non è un destino, come non lo è il presente. La via è un insegnamento congiunto di storia e geografia che sia rivolto al futuro. che non crei false illusioni di cambiamento lì dove i margini di cambiamento non sono presenti ma che educhi il singolo alla responsabilizzazione, al fatto che il futuro dei propri territori interessa ed è anche nelle nostre mani.

Invito dunque chi vuole entrare nei vivo del dibattito a consultare i materiali presenti in questo sito.

Lorena Rocca – Apertura dei lavori e presentazione

Cristiano Giorda – Presentazione

Antonio Brusa – Storia e Geografia

Martina Padoan – Il centro storico di Sottomarina

Gabriella Serafin – Piccoli esploratori in viaggio verso il mare

Elena Musci – Rappresentazione del paesaggio storico

Clara Citton – Il ruolo del fiume Brenta nello sviluppo economico

Giordano Dellai – L’osservazione del paesaggio del Canale di Brenta

Giorgia Bizzotto – Canale di brenta, l’esempio di un lavoro

 

Leggi gli abstract di tutti i  contributi presentati!

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