di Alessandra Falconi

Si occupa del Centro Zaffiria e del Centro Alberto Manzi. Organizza Mediatando dalla prima edizione. E’ atelierista Metodo Bruno Munari (c).

 | del 03/01/2013 | Pubblicato su: educationduepuntozero.it

Medi@tando 2013: pronti per la quinta edizione
Media, educazione e scuola. A Rimini un convegno per tornare a riflettere sul ruolo della media education. Il 10 e 11 gennaio 2013.

Il 10 e 11 gennaio 2013, media educator, insegnanti, docenti universitari, ricercatori, operatori ed educatori si riuniranno a Rimini per la quinta edizione di Medi@tando, convegno nazionale sull’educazione ai media, nella scuola e nell’extrascuola, promosso dall’Università di Bologna, dal Corecom Emilia-Romagna e dal Centro Zaffiria.

L’evento si propone come luogo d’incontro e formazione, con lo scopo di affrontare temi strategici per sviluppare la media education nel nostro Paese.

Le ragioni di fondo, il “perché” è necessario educare ai media, restano ancora argomento di discussione: la scuola deve infatti farsi carico di molte educazioni differenti (da quella stradale a quella ambientale…) e occorre recuperare i “fondamentali”, come li definisce Roberto Farné, professore ordinario di Didattica Generale presso l’Università di Bologna. La scuola deve “educare a pensare” e non “insegnare pensieri” avrebbe detto Alberto Manzi, il maestro della trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi” che portò un milione di italiani alla licenza elementare. Come si lega la “media education” a questi fondamentali? Come possiamo educare a pensare?

Occorre chiedersi come mai, nonostante la consapevolezza di vivere in una società della comunicazione, le pratiche scolastiche di media education sono poco diffuse e spesso anche poco innovative. Le pratiche mediali degli studenti sembrano non intrecciarsi con il mondo della scuola, difficilmente diventano protagoniste di apprendimenti e sviluppo di competenze in maniera progettata e programmata.

Al fianco di insegnanti competenti e motivati ce ne sono tantissimi competenti ma per nulla motivati: l’affermazione di fondo sembra essere quella che le tecnologie già invadono il tempo libero dei ragazzi, non occorre che entrino anche a scuola.

Il convegno cerca di ripartire dai fondamentali per riflettere e rimettere in discussione le motivazioni di fondo della media education nella scuola. Con quale ruolo? Per contribuire a sviluppare quali competenze?

L’obiettivo degli interventi della prima plenaria, giovedì 10 gennaio (relatori: Roberto Farné, Pier Cesare Rivoltella, Maria Ranieri, Pascale Garreau, Julien Llanas, Rossella Tirotta, Elena Pasetti) è guardare con attenzione cosa succede quando si fa media education. Ci sono competenze che si pensa possano essere sviluppate, altre sono taciute o non viste. Alcune restano solo sulla carta. È necessario guardare al microscopio cosa succede per mettere in discussione gli obiettivi del lavoro, per progettare consapevolmente il percorso, per ri-orientare l’attività e per far sì che zone inesplorate si facciano riconoscere.

Occorre constatare anche che l’extrascuola ha, negli anni, rafforzato il suo ruolo nell’ambito della media education. Associazioni, musei, biblioteche hanno ben colto il loro ruolo nell’ambito della formazione permanente e hanno anche saputo sfruttare il piacere che i media generano per avvicinare target difficili ai loro obiettivi, contenuti e mission.

La sezione di Medi@tando che affronta l’ambito extrascolastico esamina alcuni progetti che hanno saputo fare dei videogiochi e dei mondi multimediali una risorsa per l’apprendimento, hanno usato gli strumenti in modo non scontato, ridefinendo l’identità dei luoghi, la loro attrattiva, cambiando la quotidianità delle persone. Quale ponte può essere creato con la scuola? Educatori e insegnanti come possono scambiarsi idee e lavorare insieme?

Giulia Pozzobon, lavorando per LOG607 e con WHAI WHAI, ha investito su come raccontare storie e scoprire luoghi con il cellulare. John-Paul Sumner, del Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow, ha coordinato un progetto davvero entusiasmante: per attirare gli adolescenti, grazie a una importante donazione, il museo è riuscito a realizzare un videogioco dove i player sono i ragazzi che diventano avatar di se stessi.

Carlo Infante invece sta sperimentando nuove forme di comunicazione interattiva dove esplorazione e progettazione si legano in modo nuovo al territorio.

Anne-Marine Guiberteau porta l’esperienza dello Studio 13/16 del Centre Pompidou di Metz per approfondire il tema dell’arte collegata alle nuove/vecchie tecnologie. All’esperienza di Paolo Paolini (Politecnico di Milano) il compito di tenere le fila del dibattito.

Appassionati o intimoriti, diffidenti o sperimentatori, gli insegnanti e gli educatori fanno i conti con i nuovi strumenti della comunicazione. Strumenti in mano anche ai ragazzi e alle ragazze, negli spazi scolastici ed extrascolastici.

Se la lavagna e la cattedra segnavano un luogo e definivano identità e ruoli chiari oggi tablet, cellulari, applicazioni, lim, blog, social network percorrono le vite di adulti e bambini. Intreccio, dialogo o lotta? È questo l’interrogativo di fondo della terza plenaria, quella di venerdì 11 gennaio. Si parte dall’esperienza americana della Quest to learn – School for digital Kids per chiedersi dove può e dove vuole andare la media education nella scuola italiana. Due insegnanti raccontano la loro esperienza al liceo Lussana di Bergamo e nella scuola secondaria di primo grado Montanari di Mirandola: Dianora Bardi e Giacono Dalseno. Ne discutono con Giovanni Biondi (Capo dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e Carola Frediani (giornalista per Wired, Espresso, Corriere della Sera).

Medi@tando si propone anche l’obiettivo di dare visibilità a coloro che fanno media education: progetti scolastici all’interno del curricolo, iniziative di cooperative che lavorano con disabili, ong che affrontano i temi del razzismo e della comunicazione multiculturale sono alcune delle esperienze che saranno raccontate al convegno e documentate nei quaderni del Corecom Regione Emilia-Romagna. A queste esperienze spetterà il compito di tracciare il “profilo” della media education italiana posizionandosi, come su una mappa, per capire chi fa cosa, come, con chi, con quali risultati e difficoltà.

È un momento fondamentale perché emergono pratiche educative inaspettate, si trovano nuove ispirazioni, si stringono alleanze, ci si mette in discussione.

Nel 2002 veniva presentata la Carta di Bellaria sulla media education che aveva il compito di delineare obiettivi, spazi, opportunità, necessità. Sono passati 10 anni: cosa è cambiato e come? Ci propongono una riflessione Luigi Guerra (Università di Bologna), Patrizio Bianchi (Assessore Regionale alla Scuola), Mario Morcellini (Università La Sapienza di Roma), Stefano Laffi (Agenzia Codici) e Mons. Francesco Lambiasi (Vescovo della Diocesi di Rimini).

***
Rimini, 10-11 Gennaio 2013
Presso Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Educazione, Università di Bologna – Sede di Rimini, Corso D’Augusto, 237 Rimini

Informazioni, iscrizioni e segnalazione alberghi:
Centro Zaffiria
0541341642 – 3209242927
www.zaffiria.it
www.mediatando.it
facebook: centro zaffiria
mail: zaffiria@comune.bellaria-igea-marina.it

Ai partecipanti verrà rilasciato l’attestato dall’Università di Bologna.
***

Medi@tando 2013 is the fifth edition of a meeting who tries to investigate about the situation of the media education both in the school both in the extra-school system.

The real meaning of “WHY” is necessary to introduce an educational reflection about the media in Italy remains, still today, object of a very heated debate: which are the competences to work on? Why is it important to treat every medium? Which are the potential use of the new technologies regarding the school system and the extra-school environments (museum, tourism, culture, arts etc…?) Experts, researchers and teachers from Italy and international countries will meet in Rimini for two days (10-11 January 2013) to have an exchange of experiences and try to fix some good examples in order to inspire other school-social-youth workers.

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