Articolo di Marco Gasperetti, pubblicato ieri sera sul Corriere della Sera.

Giglio: il naufragio della Costa Concordia sull’«isola che non c’è»

Disegnata da Mercatore su una carta del Cinquecento tra Giglio e Giannutri

Giglio

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GROSSETO – Un’isola «che non c’è» ma che sorprendentemente viene disegnata dal cartografo, scienziato e astronomo fiammingo del Cinquecento, Gerard De Cremer a noi conosciuto come Gerardo Mercatore. Uno spazio di mare (dove sorgeva l’isola misteriosa) conosciuto ancora oggi come Secca della Vedova e descritto come una sorta di «triangolo delle Bermude» dove si consumavano inquietanti naufragi. Coordinate geografiche che, cinque secoli dopo, diventano tristemente famose per la tragedia della Costa Concordia che in quel tratto di mare navigò immediatamente prima della collisione.

ZANARA – È questa la storia della leggenda di Zanara (o Zanera), un’isola fantasma riportata nelle carte rinascimentali tra Giannutri e il Giglio. Nessun collegamento, se non immaginario, con il disastro della nave da crociera e le gesta del suo comandante Francesco Schettino, ma la storia che sembrava dimenticata sta riaffiorando non solo nella memoria dei maremmani, ma anche degli studiosi. Galgano Filmtour, una delle società che promuove la Toscana all’estero, ha deciso di dedicare alla storia un approfondimento. E il professor Piergiorgio Zotti, direttore dell’archivio delle tradizioni popolari della Maremma grossetana, da tempo studia l’«isola che non c’è».

FINO AL SETTECENTO – «Che ritroviamo anche successivamente alla carta del Mercatore», spiega lo studioso, «nei lavori di alcuni dei più importanti incisori e cartografi del Seicento, come nell’Atlas Novus del Bleu, nelle incisioni dell’Italia centrale di Johannes Janssonius e nell’operaTopographia Italiae dell’incisore svizzero Merian. Zanara è riprodotta anche nel 1670 anche nella Carta dello Stato del Papa e del Granduca di Toscana, di Pietro Tedeschi. Poi, nel Settecento quando le carte diventano più dettagliate, l’isola scompare». Resta però la curiosità di questo errore macroscopico di grandi scienziati (anche se al tempo di Mercatore il metodo scientifico di Galileo era ancora lontano e magia e speculazione filosofica si mescolavano con la realtà) che disegnarono questa isola nei minimi particolari.

LEGGENDE – A Zanara si aggiunge poi la leggenda di Mamiliano, il santo del V secolo il cui tesoro (monete d’oro) è stato ritrovato recentemente a Sovana (Grosseto), che sarebbe vissuto e morto nell’isola di Montecristo e, secondo alcune storie popolari, si sarebbe fermato a Zanara. «Al Giglio oggi si continua a parlare della Secca delle Vedove», continua Zotti, «che si trova pressappoco dove Mercatore posizione Zanara – un luogo, si racconta, dove succedevano frequenti naufragi».

SCOMPARSA – Ma scientificamente è possibile che nel Cinquecento un’isola del Tirreno scompaia improvvisamente magari per un’attività vulcanica? «Nel Tirreno ci sono isole vulcaniche», spiega Carlo Meletti, ricercatore all’Istituto di geofisica e vulcanologia, «e Marsili, che si trova nelle profondità del Tirreno tra Toscana e Campania ed è ancora attiva, ne è uno degli esempi. Però se nel Cinquecento un’isola fosse scomparsa, le cronache del tempo avrebbero registrato l’evento e invece noi non abbiamo nessuna testimonianza. Forse Mercatore ha sbagliato trascrizione, magari posizionando nel punto sbagliato Montecristo.

STUDI – Comunque per capire se in quella zona c’è stata un’isola bisognerebbe avviare studi sottomarini: la presenza di secche non può giustificare una tale teoria». Resta la suggestione di una storia intrigante accompagnata dalla «verità» di quelle antiche carte geografiche. «È una storia che ha un richiamo profondo per tutto ciò che riguarda la grande mitologia dell’isola scomparsa, dell’isola che non c’è», conclude il professor Zottoli, «con le sue infinite rappresentazioni. E non si deve pensare che quest’isola, che esiste nell’anima umana, sia solo esclusivamente un fatto mitologico e psicologico».

Marco Gasperetti

9 gennaio 2013 | 18:19

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