Riportiamo qui un bel articolo di Laura Alberico postato oggi su Education 2.0

Siamo tutti esposti al burnout. E forse lo sono di più le persone che si pongono in una dimensione di ascolto e comunicazione diretta con gli alunni, quelle figure che, oltre ai compiti in classe, portano a casa le “correzioni” e gli oneri di un processo educativo non sempre lineare e gratificante.

Il concetto di “casta” è ancora duro a morire, difficile liberarsi dai pregiudizi o riconoscere debolezze che la natura umana inevitabilmente porta con sé e, nonostante le diversità individuali, rende tutti uguali. Se la famiglia come istituzione rivela le sue lacune e fragilità, gli insegnanti, spesso, si barricano dietro al loro compito carico di responsabilità e doveri per mettere in secondo piano le problematiche di una professione che presenta i suoi lati oscuri, rischi che sono forse poco conosciuti e di cui si parla molto poco come se l’argomento fosse un aperto e discutibile riconoscimento di impotenza o incapacità a svolgere le proprie mansioni.

Il “burnout”, riconosciuto come uno stress psicologico continuo, conseguenza dell’esposizione alle provocazioni e atteggiamenti di disturbo ripetuto in ambito scolastico, mette a dura prova l’equilibrio psicofisico determinando un calo della “resilienza” cioè la capacità di affrontare le situazioni negative impegnando le risorse personali per superarle. Siamo tutti esposti a queste criticità e forse lo sono di più le persone che si pongono in una dimensione di ascolto e comunicazione diretta con gli alunni, quelle figure che, oltre ai compiti in classe, portano a casa le “correzioni” e gli oneri di un processo educativo non sempre lineare e gratificante.

I ragazzi chiedono di esser ascoltati, gridano il loro disagio, manifestano il malessere nelle forme comportamentali più varie, coprendo la loro fragilità interiore con una corazza di sfida, apatia o indifferenza. Quello che gli insegnanti non dicono è spesso racchiuso in un sorriso mancato, una parola o uno sguardo privo di rimproveri che diventa accoglienza e accettazione, il silenzio che spegne incomprensioni e attriti e diventa un rimedio omeopatico con cui poter guarire, senza fretta, i mali dell’animo. Il percorso educativo è un viaggio di scoperta nel quale il disagio e il malessere impongono continui cambiamenti e adattamenti, una crescita che coinvolge tutti e mette, alunni e insegnanti, sullo stesso, identico piano.

Come non essere d’accordo con lo psicanalista Winnicott che afferma: “Esiste solo una vera cura per l’adolescenza… questa consiste nel tempo che passa e nel graduale processo di maturazione”.

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