Dopo averlo letto, abbiamo deciso di riproporvi questo articolo perché estremamente interessante.

L’autore è Stefano Ciavatta, giornalista di Linkiesta e di Europa Quotidiano. L’articolo qui sotto è stato copiato integralmente da Europa Quotidiano e può essere trovato nella sua pubblicazione originale qui.

Tor Sapienza chi? Quello che le mappe di Roma non dicono

Mentre la Capitale si allarga le cartine fanno selezione all’ingresso, persino quella del Comune ricalca una città ottocentesca

La mappa per capire dove si trova il quartiere romano di Tor Sapienza, secondo il prestigioso settimanale Internazionale, contiene tre punti di riferimento. Piazza Venezia, la Stazione Termini e new entry il Pigneto. È una mappa psico-geografica, racconta la visione della città secondo quelli cheInternazionale pensa siano i suoi lettori. Legittimo ma non solo: qualsiasi mappa di Roma dice molto di più perché deve tenere a bada e misurare in qualsiasi maniera un territorio smisurato. Tor Sapienza rispetto al pallino viola del Pigneto racconta la progressiva solitudine di una città nuova “ma da mo!”  – direbbero a Ferie d’Agosto – e che resta fuori dai radar, persa dentro una nebulosa che mescola marziani e aborigeni, “Tor Sapienza chi?”, che però in cronaca manda molti segnali, diserzioni delle urne comprese, e a cui si è deciso che spetti un solo cartello toponomastico: viale del Disagio, senza andare mai a verificare ovviamente.

Il Pigneto, che poi è una piccola isola semi-pedonale dentro un cono ben più grosso chiamato Prenestino, si accolla da anni la responsabilità (pigra, parziale e faziosa) di rappresentare le colonne d’Ercole di Roma. Un errore colossale, per cui si paga continuamente dazio, anche perché Roma è un tondo non un imbuto e il Pigneto non è la Barriera di Games of Thrones. Quel punto viola sembra dire che oltre il Pigneto hic sunt leones ma ecco Tor Sapienza che fa cucù. Perché  Roma – la Roma moderna figlia di un Almanacco che va da Giulio Gra a Caltagirone, da Insolera ad Antonio Cederna – è ancora Roma persino oltre il Sacro Raccordo, ma il documentarioche voleva essere una lezione capitolina ha finito per diventare una ricreazione sconclusionata, dimenticando di fornire una mappa. Insomma c’è vita persino oltre Tor Sapienza, altri punti blu, come mostra questa doppia mappa sovrapposta dell’esplosione urbana dal 1954 al 2002. Facendo qualche passo indietro, Tor Sapienza è certamente fuori le Mura ma sicuramente dentro il Gra, come tanti altri quartieri. Così come c’è vita anche dall’altra parte della capitale, quando la Trionfale cessa, unica strada di Roma, di segnare con i numeri civici la distanza dal Campidoglio e si arriva a quattordici km e Roma non finisce mica. Che diritto ha il Pigneto di guardare a Tor Sapienza come fosse Bombay? Basterebbe disegnare un cerchio prima del Gra comprensivo del Pigneto per vedere quanta città ancora sfugge, dentro e fuori. Insomma a questo servono le mappe (e non la mappatura a chiazze dei Tom Tom e delle app di geolocalizzazione), a vedere dove sta Roma, a diffidare di certi punti viola e a solidarizzare con quelli blu.

Mappa Monaldini 1843

Facciamo un salto indietro, di 150 anni. Addirittura? Eh ma Roma è così, come tocchi sprofondi. Senza bisogno di scomodare le aste di Christie’s, questa mappa si trova in vendita sul sito FineArtAmerica, per 76 euro si porta a casa un canvas con la mappa del 1843 di Venanzio Monaldini. “Roma moderna” dice la dicitura, ma il 1870 è ancora lontanissimo. Quella striscia nera che corre intorno all’Urbe sono le Mura Aureliane, una certezza più o meno granitica, dipende dai sacchi di Roma, se ne sono visti tanti, altro che Isis. La mappa di Venanzio (bel nome Venanzio, un mio non troppo lontano zio si chiamava così, vestiva impeccabile, aveva una dizione romana asciutta e ripassata in Arno perché veniva da Firenze), è un upgrade della prima topografia della Roma di età moderna (1748), quella di Giovanni Battista Nolli con i disegni del Piranesi, una mappa che gli architetti dell’Università dell’Oregon (non del Pigneto) si sono divertiti a riprodurre online. Le Mura Aureliane comunque già lambiscono il futuro territorio del Pigneto ma appunto è campagna oltre le mura. Fatto sta che in una Italia dai confini interni ancora labili (a ciascuno il suo granducato) questa è la prima mappa che racconta le dimensioni di Roma ben prima della Breccia di Porta Pia. Il Colosseo se ne sta da solo come un cane, mentre oggi in coppia di fatto con Pompei regge le sorti del Mibac con i suoi incassi.

Dintorni di Roma, 1925

Tu chiamali se vuoi dintorni. Titola così la mappa del 1925 il Touring Club Italia, è la cartina prima del grande big bang degli sventramenti mussoliniani che andranno dal 1928 al 1943. “Dintorni” fa sorridere, sembra una concessione dell’Urbe al resto del mondo, come Maria Antonietta che guarda la plebe fuori Versailles. Le brioches saranno state solo leggenda, ma ruspe, cemento, cubature e palazzine a Roma le hanno usate davvero. Tutto ciò che è visibile su questa mappa è oggi Roma, qualche nome ha ammainato il suo folklore, qualche altro rivendica la sua gloria, Pietralata è una Tenuta, ma è pienamente Roma. Questa cartina è già un foglio da baedeker, si può togliere dalla guida rossa e infilarlo in tasca. Tra strade, ferrovie e tram intorno al centro storico che sembra un microchip c’è persino qualche bugia relativa a progetti solo annunciati. La campagna, le ville, i parchi segnano ai nostri occhi la maestosità della città eppure nel 1925 lottano ancora contro il declino delle epoche precedenti. Quanto al Tevere ancora centrale nella mappa cittadina e non del tutto stretto dagli argini poderosi, «molti capolavori dell’arte classica, molti preziosi documenti della vita gloriosa di Roma, dormono certamente ancora nel vecchio fondo melmoso del fiume» scriverà anni dopo Silvio Negro nel libro dal titolo profetico Roma non basta una vita ripubblicato finalmente da Neri Pozza. In questa mappa ci sono solitudini che andrebbero protette come la basilica di San Paolo fuori le Mura, che nel 1823 andò bruciata per incuria, le fiamme divamparono nel deserto. C’è un senso di pietas nelle distanze a Roma. Ecco insomma i dintorni di Roma, come direbbero dal Pigneto guardando Tor Sapienza.

Mappa Belletti, 1988

Ma queste mappe d’antiquariato che c’entrano con Tor Sapienza? Non c’entrano ma c’entrano diceva Moretti. Allora saltiamo tutto il dopoguerra e finiamo qui. A distanza di sessant’anni dal TCI la ditta Belletti di Misano Adriatico porta in edicola questa mappa di Roma, è la versione affollata dei dintorni di Roma, una pipinara avrebbe detto la Magnani. Le mappe diventano convocazioni per i mondiali, c’è chi sta dentro e chi no. Il mondo pasoliniano c’è a metà (solo Monteverde, nessuna pietà per Necci & Co.), quello di Moravia tutto. A nord sta Flaminio, a sud sta Ostiense, restano fuori San Paolo e Ponte Milvio, quindi tutta la repubblica indipendente di Roma Nord. Pigneto neanche perché il quartiere universitario di San Lorenzo non è ancora saturo. Montesacro no, idem per Primavalle, l’oasi moresca di Califano, così pure Torrevecchia dove Rossellini girò Europa 51. Portuense, Trullo e Magliana fanno banda ma non mappa. Eur e Laurentino idem. I dintorni sono andati tutti esauriti, ma c’è tutta una città che preme per essere inclusa.  La mappa Belletti è del 1988, sul retro c’è già il cerchio di uscite del Gra, ma solo un anno dopo l’Unità si scaglierà contro il piano di costruzione di quattordici stazioni di benzina sul raccordo. La piccola scheda non racconta ancora tutta quella Roma che sta ricevendo il passaporto per l’Urbe proprio dal Gra senza pompe di benzina. Altre esclusioni celebri: San Giovanni, quando ancora regnava l’Alberone, è rappresentato per un quarto. Si sta stretti dentro la mappa dell’editore romagnolo, e pure dentro la metro A che porta vagonate di persone ma sulla carta nessuna traccia di Cinecittà e Tuscolano, di Quadraro e Giulio Agricola, Porta Furba e Colli Albani, tutte fermate della nuova metro inaugurata dal povero Petroselli.

Roma Cristiana

Chi non scalpita per entrare è invece la Roma del Centro Storico che dopo decenni di convivenza con i dintorni ha deciso di correre da sola, lasciando dietro pure i parchi e le ville. Tante sono le mappe distribuite negli alberghi, nei punti di informazione, nei musei, nelle edicole e nelle librerie. C’è il tour della Roma cristiana, la cui piantina è parziale perché in realtà il giro solo di Catacombe sarebbe largo il doppio. C’è da ultima la Roma della Grande Bellezza, con la sua mappa in digitale, stessa metratura, stesse soste. È una Roma statica, affaticata, isolata da un’altra Roma che le gira intorno, è un centro invaso sì, ma dai turisti che di giorno sono i veri padroni. Entrano in tasca queste mappe, ma non ti intaschi più Roma.

Ztl e anello ferroviario

La mappa più fedele a una città che non può permettersi il lusso di affidare al piccolo Pigneto il ruolo di sentinella della nuova Roma, è quella dei servizi, quelli che ci sono e quelli che mancano. Ecco esplodere finalmente Roma, tutta Roma, nessuno escluso. È la città degli accessi. Il centro non è più un villaggio dei galli che resiste all’invasore, casomai è il grande resto di Roma che lo bypassa persino nel tempo libero. Tolto il centro, le fasce sono democratiche si somigliano tutte, si vive di distanze, chi fa il pirata, chi fa cabotaggio, Roma è subito altrove, basta immaginarla, saperla sparsa ovunque intorno noi, spalmata nella miriade di passaggi, contiene tutte le traversate di ognuno: il risiko e la bohéme, lo sbrago e l’avventura, la noia e il dovere, il vizio e gli errori. La toponomastica di Roma obbliga a un elastico continuo, mentale e fisico, dal centro alla periferia e viceversa. Questa cartina delle restrizioni racconta l’opposto, una città che si muove tantissimo. Muoversi da soli perché la mappa dei trasporti romani è invece in crisi, uno scheletro di poche metro e trenini urbani mai comodi o precisi, che sembra uno di quei dinosauri ricostruiti nei musei: manca sempre la carne, non sprigionano calore. A Roma i trasporti sono sempre una toppa a un buco, non trasmettono energia, velocità. Non sono tuoi alleati.

Desiderata, la finta metropolitana

Questa è l’unica mappa fasulla. È un desiderata, una cartina dettagliata di quello che vorremmo che fosse la metropolitana a Roma e che concede diritto di cittadinanza a zone e quartieri per nome e non più per fasce come accade per gli accessi in auto. È così che Tor Sapienza ottiene anche una fermata della metro, e neanche l’ultima. La mappa è un poster che si può comprare per 12 euro, si chiama “I Have a Dream” (TicEdizioni).

Rosiko

Lo stesso editore aveva pubblicato un gioco da tavolo (ora sembra introvabile) intitolato Rosiko! con Roma divisa per macchie di zone e numeri: Non solo Centro, Territori del nord ovest, Grande oriente, Quasi Australia, Verso il mare, Oltre il Gianicolo. Tor Sapienza aveva il suo posto tra la Rustica e Tor Cervara. Anche se fatte di smog e stazioni futuribili le ultime tre mappe allargano i polmoni, mettono nero su bianco una dimensione metropolitana che va oltre la classica maestosità dei monumenti. Finita da un pezzo ogni qualsiasi declinazione urbanistica del centro, è la scala della monumentalità il metro di Roma, compresa la solitudine che deriva dalle distanze.

Charta Roma

Anche il Comune di Roma ha la sua mappa ufficiale. Nel dicembre 2013 una delibera ha deciso la mappa istituzionale da distribuire al pubblico. Virata a colori sembra esattamente la città di quel Venanzio Monaldini del 1843. Persino il romagnolo Belletti era stato più generoso con il disegno di Roma. Qui siamo invece ancora alla Roma del centro storico. Parla a un turismo ben identificato (e molto pigro) ma con i simboli di Roma intera e infatti la mappa è stata stampata in almeno un milione di copie, al prezzo di 1,50 euro al pubblico. È una mappa bugiarda, che esclude, altro che Roma città aperta. Non fa neanche una cernita, veicola il più cartolinesco dei pregiudizi su Roma, di cui non restituisce la sua vera dimensione. Faccio un esempio personale. Mio padre è nato a Fontanella Borghese (e ci siamo) poi ha vissuto a Monteverde e poi all’Eur, e qui purtroppo la Charta fa tabula rasa. Mia madre è nata a via Gattamelata a Prenestino e poi è andata ad abitare in via Kossuth a Portuense: anche qui non c’è traccia. I miei bisnonni materni vivevano a via Giulia in centro (ovviamente Charta canta) e a via Santa Maura a Trionfale (disdetta, ma di poco). I mie bisnonni paterni stavano a via Aurelio Saffi a Trastevere (almeno loro sono rappresentati). Io sono nato e cresciuto nella Balduina del Sorpasso, ora vivo al Trullo nell’ex borgata Ciano: nessuno dei due quartieri è sulla mappa ma Roma resta imprescindibilmente la mia città. Per usucapione dopo quarant’anni posseggo piazze e vie in così grande quantità che per qualsiasi città di provincia ne basterebbe una per finire dentro una guida turistica. Se unisco i puntini a me familiari sulla mia mappa scopro che ho fatto tre volte il giro del mondo. Per questo a Roma siamo tutti puntini blu.

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